Gideon ha 32 anni. Lo hanno appena portato in condizioni gravissime. E' molto agitato, ed incosciente. Si dimena e sembra che abbia una rigidita' nucale.
Provo a dargli dei pizzicotti, ma non sembra sentire alcun dolore. Semplicemente continua con i suoi movimenti inconsulti; ha pressione bassa e sudorazione fredda. Non ha febbre. Lo visito sommariamente, perche' mi han gia' chiamato per un cesareo.
Per ora soprassiedo alla puntura lombare e preferisco iniziare la terapia di associazione per meningite e malaria cerebrale. Stupidamente la fretta di andare in sala mi fa dimenticare di mettere una mano sulla sua pancia.
Esco dalla stanza e lascio il paziente con l'infermiera, dicendole di testare la sua emoglobina e di raccogliere il sangue per la goccia spessa.
Vado a cambiarmi per il cesareo, ma, prima che io possa entrare nel reparto operatorio, vengo chiamato di nuovo in room 17: Gideon e' gia morto.... pochi minuti dopo la mia visita. Non riesco a capacitarmi. Solo ora mi rendo conto che il suo addome e' disteso.
[continua]
1) Ali' ha 5 anni di eta', ed il suo viso e' tondo come la luna piena. Anche la sua pancia e' ora distesa, mentre le sue gambe sono edematose.
Ce lo hanno inviato da Isiolo perche' pensano ad una malattia di cuore e vogliono un ECG. La mamma pero' e' sicura che si tratta di malocchio e che ci sono degli spiriti che vogliono far soffrire il suo bambino.
Spendo un po' di tempo con lei e cerco di convincerla del fatto che la malattia non e' mai una punizione divina, neanche in un contesto animista, in quanto Dio e' creatore, e quindi e' colui che sostiene la vita. Non potrebbe essere Dio, se il suo compito fosse quello di far soffrire l'opera delle sue mani. Non sono convinto che la donna mi abbia creduto.
L'elettrocardiogramma era comunque negativo, mentre invece l'ecografia addominale rivelava dei reni gonfi e "non belli", e la pancia era gia' tutta piena di acqua. Ho richiesto un esame urina ed il test del colesterolo... e sono cosi' arrivato a capire quale sia lo spirito che affligge il piccolo Ali'. Si tratta di sindrome nefrosica, una condizione molto comune qui a Chaaria. Pare che il piu' delle volte sia causata dalla malattia reumatica; quella stessa condizione morbosa che tanti problemi ci da', in quanto molte volte attacca il cuore e crea danni irreversibili alle valvole. In alcuni casi puo' anche trattarsi di una complicazione della malaria, ed in altri non riusciamo proprio a comprenderne la causa.
Quando l'origine della malattia e' totalmente sconosciuta, evitiamo pero' di dirlo ai genitori, al fine di non creare in loro l'impressione che si tratti dell'opera di uno spirito cattivo o del malocchio.
Per Ali' la strada verso la guarigione sara' lunga e difficoltosa. Ci vorranno mesi di cortisonici, che gli causeranno anche effetti collaterali ed altri problemi. Magari, se non ce la facessimo con gli steroidi da soli, dovremo poi anche ricorrere a dosi basse di farmaci immunosoppressori, che potrebbero anche loro creare delle difficolta' all'organismo del piccolo.
La sindrome nefrosica e' molto scoraggiante sia per i genitori che per noi, in quanto molto spesso recidiva e getta le mamme in uno stato di disperazione.
2) Joyce e' incinta di 8 mesi. E' venuta in ospedale perche' non avverte i normali movimenti del feto nella sua pancia. La faccio accomodare sulla barella e inizio a fare l'eco. La verita' mi si presenta davanti immediatamente nella sua durezza, in quanto localizzo immediatamente il cuore fetale, ma non ne vedo alcun movimento. Prendo un po' di tempo, perche' e' sempre difficile iniziare un discorso del genere: "Hai altri figli?"
"Si', ne ho uno di 3 anni".
"Sai, a volte le gravidanze hanno dei problemi. Ci sono dei difetti di fabbrica, per cui madre natura, invece di permettere la nascita di un bimbo che non avra' salute, preferisce che il feto non venga neppure alla luce".
"Vuoi dire che il mio bambino e' morto dentro di me?"
Abbasso lo sguardo ed annuisco con un cenno del capo. [continua]
Il periodo e'arrivato nuovamente. Gli esami di terza media (standard 8) sono terminati, ed i genitori si preoccupano della circoncisione dei figli maschi prima della riapertura delle scuole a gennaio. Molti ancora seguono il rito tradizionale, con i rischi annessi: a sera li sentiamo andare in processione verso il luogo della iniziazione; urlano, cantano e ballano per strada; e si muovono sempre in gruppi esclusivamente maschili, e pesantemente forniti di miraa e birra locale.
I genitori piu' informati invece preferiscono l'ospedale. Sanno che in questo modo potranno prevenire infezioni gravi come l'HIV e le epatiti B e C.
Per le circoncisioni eseguite da noi, normalmente non lasciamo spazio a comportamenti troppo tradizionali:
1) Abbiamo eliminato la presenza dei testimoni in sala operatoria, sia perche' spesso ubriachi, sia perche' a volte violenti nei confronti di un adolescente che mostri segni di paura.
2) Non permettiamo che ci siano grossi gruppi di accompagnatori, al fine di evitare comportamenti antisociali nei confronti delle donne: ricordiamo che qui abbiamo anche una maternita', ed ogni affronto alle dignita' della donna sarebbe di gravissimo danno alla nostra istituzione. Normalmente i ragazzi vengono accompagnati dal padre o qualche parente stretto, che li lascia in ospedale e torna a casa.
3) Non facciamo la circoncisione di notte, come vorrebbe la tradizione, sia perche' sarebbe troppo dura per noi, che lavoriamo gia' tutto il giorno e possiamo avere un cesareo urgente a tutte le ore; sia per evitare stati di ubriachezza da parte degli accompagnatori: in passato infatti abbiamo avuto comportamenti di tipo molto asociale proprio nei pressi dell'ospedale (tirare pietre sui vetri, lasciare escrementi umani davanti al cancello).
4) Insegnamo ai genitori che si tratta di un intervento chirurgico; che noi lo eseguiamo seguendo le regole dell'igiene, ma che loro devono anche rispettare il normale lavoro dell'ospedale.
[continua]
Oggi c'e' un po' di maretta tra il personale. Uno di loro decide di venirmi a parlare:
"Lo sappiamo che e' grande il problema dei furti di medicine e materiale sanitario in questo ospedale. Siamo al corrente anche del fatto che tu pensi che siamo noi infermieri i responsabili degli ammanchi. Ebbene, abbiamo appena ascoltato una conversazione in italiano tra te e la suora, ed e' chiaro che non siamo noi i colpevoli, ma voi due (qualcuno di noi capisce un po' la vostra lingua, e non potete sempre nascondervi usando un linguaggio straniero)".
"Materializza le tue accuse, perche' quello che dici e' molto grave ed offende sia me che la mia consorella!"
"Abbiamo origliato mentre la suora ti ha detto che avevate comprato 1600 confezioni di Rocefin in farmacia a Meru; ma tu le hai detto di non scrivere 1600 sulla ricevuta... bensi' 600.
Ora ci e' tutto chiaro: fingete di aver acquistato una grande quantita' di medicine. Vi mettete d'accordo con il farmacista di Meru, in modo che il carico effettivo sia di 600 fiale; l'ospedale pero'ne paga 1600; distribuite il bottino fra voi tre, e poi cominciate a dire che i ladri sono i dipendenti, perche' mancano le medicine dal magazzino... ma quei farmaci non sono mai arrivati!"
Io rimango paralizzato dal candore e dalla violenza infondata delle accuse. Meno male che la suora non e' presente; se no, avrebbe reagito malissimo:
"La ragione per cui non ti licenzio sul tronco, anche se questo potrebbe essere un caso di diffamazione, e' semplicemente legata alla tua onesta'. Sei stato coraggioso a dirmi le cose in faccia invece di rimuginarle e farle crescere in una castello ancor piu' campato in aria. In Italia abbiamo un proverbio secondo cui "chi male comprende, peggio risponde". Bisogna stare attenti con le lingue straniere. Anche a me capitava spesso all'inizio di capire solo delle frasi isolate in un discorso in Kimeru... e poi quello che mettevo insieme sovente era l'esatto contrario di quanto la persona voleva comunicarmi. Con quanta gente ho litigato inutilmente, semplicemente per aver capovolto il significato del loro discorso.
Essere chiamato a servire i poveri ed i malati lontano dal proprio ambiente, in una cultura diversa ed in una realta' certamente piu' difficile della nostra, porta spesso a idealizzarli. A volte immaginiamo virtu' che in realtà loro non hanno... poi, stando qui per anni, ci si rende conto che sono persone come tante. Spesso chi e' nato in Occidente da una famiglia relativamente agiata, ritiene che i poveri siano brava gente, per il semplice fatto di essere poveri. In seguito, una delusione dopo l'altra ci porta a comprendere che i poveri non sono necessariamente brava gente, neppure quelli che hanno sofferto molto. E' ovvio, se ci si pensa a mente fredda: essi sono capaci di qualunque cosa, proprio come noi. Possono essere rozzi, falsi e vigliacchi, proprio come noi... anche se moltissimi sono estremamente buoni, e sicuramente ci precederanno nel Regno dei cieli. Ma la coscienza che il loro svantaggio non li rende migliori e non li mette su di un piedistallo, ci aiuta a servirli con un sano senso della realta' e con la doverosa coscienza che noi missionari (come anche i volontari che ci aiutano) dobbiamo fare ogni cosa prima di tutto per Dio.
Questa riflessione nasce da una cocente delusione che ho or ora ricevuto nel nostro ospedale. Forse quanto ci capita quotidianamente e' solo uno specchio, o una specie di microcosmo che esemplifica quello che succede un po' dovunque, perche' la natura umana e' uguale a tutte le latitudini.
La storia di Bonface la conoscete, perche' e' apparsa sul blog non piu' di due mesi fa. Era un caso di tetano, causato da una circoncisione tradizionale eseguita senza rispettare le minime norme dell'asepsi.
Le sue condizioni sono state terribili, e Bonface e' stato tra la vita e la morte per lunghissimo tempo. Per lui abbiamo impiegato un sacco di risorse, oltre che di dedizione. Poi Dio ha voluto che proprio questo diciassettenne entrasse in quella percentuale dell'1%, che riesce a sopravvivere ad un tetano conclamato.
Si e' ripreso gradualmente; le contrazioni sono dapprima diminuite fino a scomparire; ha re-imparato a deglutire ed a nutrirsi, ma ha avuto bisogno di molta fisioterapia a causa dei dolori e dello stretching muscolare causato dalla terribile patologia.
A guardarlo sembrava un'altra persona: pareva quasi che fosse sgonfiato ed il suo viso ha ripreso ad essere quello di un adolescente.
Quando e' arrivato il momento di mandarlo a casa, abbiamo voluto parlare con i suoi genitori. Abbiamo loro spiegato i rischi della circoncisione tradizionale, al fine di evitare una cosa del genere per i fratelli minori di Bonface. Abbiamo anche cercato di far loro capire quanto fossero stati fortunati a riavere il loro primogenito: moltissimi sono morti e non ce l'hanno fatta!
"Le spese per lui sostenute sono state altissime - abbiamo detto con realismo - ed e' chiaro che senza queste medicine, non sarebbe sopravvissuto. [continua]
pe paolo sx
come va amici?
in italia già si respira aria di vacanza???
vi spero animati missionariamente
qui sentiamo il bisogno del vostro appoggio: è importante sentirsi in co...
p paolo brasil carissimi amici come state?
vi invio un saluto dal brasile:
fra non molto una gruppettino di giovani verranno a condividere una esperienza missionaria proprio qui dove mi trovo...