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Voci dal mondo


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Corrispondenti in questo stato:
p. Giuseppe Dovigo

Repubblica Democratica del Congo

IN VACANZA NEL PAESE IN CRISI

Inserita il 18 Settembre 2009
IN VACANZA NEL PAESE IN CRISI
Qualche riflessione, dopo il rientro in Congo,

• MUSTAFÀ È SENZA LAVORO...
- Sono arrivato in Italia nel pieno della crisi economica (maggio 2009). Tutti ne parlavano. Per me era difficile capire il fenomeno: domandavo informazioni e mi guardavo attorno.
Il mio paese è un piccolo comune del Basso Vicentino con 1700 abitanti, in prevalenza agricolo e con qualche piccola industria.
- Al mio arrivo in Italia, i miei cugini m'informano: "Mustafà, è rimasto senza lavoro ed è in attesa che nell'officina possa ripresentarsi qualche opportunità di lavoro...".
L'avevo conosciuto anni fa ed ero stato a casa sua.
E' marocchino, ha moglie e figli. I miei cugini hanno una bella amicizia con tutta la famiglia. Qualche anno fa, sono stati accolti da loro, ospiti graditi, in Marocco. La moglie è un'ottima cuoca e serve pranzi di sapori tipici.
- Nel mio comune c'è un discreto maglificio. Si confezionano maglie per boutique di lusso. Mi dicono che l'azienda non subisce rallentamenti. I clienti sono benestanti.
- Al convegno della Caritas a Torino (22-25 giugno) si rilancia l'impegno di aiuto e di condivisione con gli ultimi, poichè c'è un aumento di domande d'aiuto di circa 20 per cento in tutto il nostro paese.
- La crisi ha ripercussioni nei paesi poveri. L'Africa non fa rumore per le sue nuove difficoltà, perchè non cade dall'alto. Forse scivola da qualche piccolo gradino nello sforzo di mettersi in piedi. Subisce e soffrirà per la riduzione del commercio, per la diminuzione degli investimenti stranieri, per il calo delle rimesse dall'estero, inviate dai lavoratori migranti. Soltanto cinque paesi hanno raggiunto l'obiettivo fissato dalla Banca Mondiale di versare lo 0,7 per cento del Pil ai paesi poveri. Il nostro paese è il fanalino di coda, dando lo 0,09.

• CRISI POLITICA, ISTITUZIONALE E SOCIALE
Quest'estate ho ammirato i capolavori di Giotto nella Capella degli Scrovegni a Padova. Una meraviglia! Disegni semplici, sentimenti profondi, colori delicati...
Il nostro paese nel cinquecento con il rinascimento ha dettato criteri di bellezza a tutta l'Europa.
Dopo l'ultima guerra, ha rivelato uno straordinario dinamismo economico ed è diventato la sesta potenza mondiale. Un passato splendido!
All'inizio del terzo millennio che cosa accadde nella penisola?
L'Italia è "malata, profondamente malata" (B. Badie), "si sta abituando a star nella notte" (Ilvo Diamanti), e "attraversa il deserto" (El Pais). Le scappatelle di chi dirige il paese sono un diversivo, un "irrisorio schermo di fumo che nasconde male una serie di crisi". Si verifica il detto: "Il paese ha i governanti che si merita".
- Si rifiuta l'identità nazionale.
Uno dei partiti al governo inventa e propone ogni giorno qualcosa di nuovo: il dialetto locale nelle scuole, il rifiuto degli insegnanti del Sud, salari diversi secondo le esigenze regionali, lo stato libero della Padania, l'imposizione delle bandiere locali, i posti riservati nei tram ai padani, le cerimonie sul Po'... L'ossessione e l'esasperazione del regionalismo sfociano nell'isolamento e nella dimenticanza dei doveri verso gli altri.
- Si voltano le spalle alla mondializzazione
Lo straniero è "persona non grata". Sui giornali di tutti i giorni compaiono notizie come queste: Mohamed Ba, senegalese, musicista e scrittore, è accoltellato allo stomaco mentre aspetta un tram in una via di Milano; le camicie verdi picchiano alcuni libanesi; qua e là si registrano aggressioni fisiche ai marocchini, ai pakistani, alla comunità rom, agli omosessuali...
Si fa leva per avere il consenso popolare sulla sfiducia del diverso e si pone l'accento sull'insicurezza nelle città. "L'avvenire dell'Europa è un avvenire islamico". "I nostri emigrati di ieri lavoravano, gli immigrati di oggi uccidono" (si dimentica l'esportazione della mafia!?).
Si approvano nuovi provvedimenti per la sicurezza, fino a trascurare i diritti dell'uomo e il diritto alla vita. S'incoraggia la denuncia civica.
"Prima, facevamo finta di non vedere i poveri. Oggi cerchiamo di vederli per cacciarli via". Si commenta alla Caritas.
- Si demoliscono le istituzioni e si rifiuta la democrazia
Le istituzioni non bastano, occorre l'autodifesa.
La nuova legge autorizza le ronde, composte di cittadini che hanno la missione di punire i cattivi e di catturare i clandestini.
Si combattono i giornali e le televisioni (RAI tre), che non sono d'accordo con l'azione del governo. Si aggrediscono e s'intimidiscono le persone, rovistando nel loro passato e inventando pettegolezzi, formulando accuse assurde e diffamatorie. Dino Boffo, il direttore dell'avvenire, è la vittima illustre, che, amareggiato, lamenta: "Avete violentato la mia famiglia".

• CHE COSA POSSIAMO SPERARE?
Ci stiamo veramente abituando alla notte? Qual è il virus che, quietamente e insidiosamente, si è diffuso nell'animo di molti? Come rimediare alla grave malattia? Come uscire dal deserto?
Che cosa possiamo sperare?
o L'italiano è buono
Anche in queste vacanze, nel paese in crisi, ho incontrato persone di grande sensibilità e d'impegno nel volontariato. Metà degli italiani si occupa degli altri e con gratuità dona ai poveri. Più di diecimila missionari italiani, uomini e donne, religiosi e laici, sono presenti nel mondo con molteplici opere di sviluppo. Non mancano nel paese persone e gruppi, che difendono i deboli (Ciotti, Bianchi, Oliviero, Bizzotto...).
L'accusa di "buonismo", abituale nella bocca dei politici, è utilizzata per intimidire, per dissuadere dall'accoglienza del povero, valutato come "fardello".
L'italiano è buono.
Ilvo Diamanti suggerisce: "Si tratta di far circolare di più e meglio le idee che si hanno, le cose che già si stanno facendo, le esperienze che ciascuno vive senza vergognarsi di dire che si è buoni, solidali, che si vuol bene agli altri".
o Cercasi cultura del limite
"Faccio tutto io!", sentenzia lo spaccone.
"Ho la possibilità ed è mio diritto di fare quello che voglio", rivendica il libertino.
Il Papa scrive: "Talvolta l'uomo moderno è erroneamente convinto di essere autore di se stesso, della sua vita e della società. E' questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi... " (Caritas in Veritate).
Chi è nella cultura del limite riconosce la fragilità umana e il diritto degli altri. Si proietta fuori dal cerchio dello stare a guardarsi e va verso il vasto mondo della solidarietà.
o Ritrovare le radici cristiane
Due nuovi documenti sono usciti durante le vacanze: "Lettera ai cercatori di Dio", un documento dei vescovi italiani diverso da tanti altri, e "Caritas in Veritate" di Benedetto XVI. Il primo è uno sguardo al cuore di noi tutti, per rendersi conto che siamo tutti in attesa di Qualcuno che ci accolga e dia ragione alla nostra speranza. Il secondo evidenzia la relazione "fra la rivendicazione del diritto al superfluo o addirittura alla trasgressione e al vizio, nelle società opulente, e la mancanza di cibo, di acqua potabile, d'istruzione di base e di cure sanitarie in certe regioni del mondo...".
Siamo ottimisti! Gli italiani non si abitueranno al buio della notte e meriteranno d'essere governati da uomini retti, competenti e che vivono "fortemente nelle loro coscienze l'appello del bene comune".

G. Dovigo
[continua]

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INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO

Inserita il 18 Settembre 2009
INIZIO DELL'ANNO SCOLASTICO (7 settembre)

o Niente di nuovo anche quest'anno.
La scuola in Congo non è gratuita, i genitori devono provvedere.
Nonostante le proteste, le manifestazioni, le lotte sindacali, tutto procede come lo scorso anno e come gli anni precedenti.
Lo stato non ha soldi per l'educazione dei suoi figli.
L'istruzione per i governanti non è una priorità.
Stipendiare gli insegnanti nelle scuole per la maggioranza dei congolesi è una spesa enorme.
Solo i ricchi non hanno problemi e prediligono i collegi di qualità, specie quelli diretti da religiosi.
Per molti direttori d'istituzioni private, l'attività scolastica diventa un affare.
Si aumenta il numero degli alunni nelle classi, si paga un salario minimo agli insegnanti, si domandano contributi ai genitori più del necessario.
"La mia scuola è un campo, - mi diceva una direttrice - dove io ottengo un buon raccolto per vivere".
L'arcivescovo di Kinshasa, mons. Monsengwo, è intervenuto stabilendo un limite di contribuzione per le scuole cattoliche: gli scolari delle primarie non devono pagare più di 100 dollari e gli alunni della scuole superiori più di 180 dollari l'anno.
Non è poco per chi ha tanti figli e uno stipendio da terzo mondo.

o In questi giorni, arrivano mamme e alunni a bussare alla porta di casa nostra.
Per l'inizio dell'anno scolastico devono versare la prima quota. Non ce la fanno.
Accontentare tutti è un problema e dare priorità a qualcuno è una grande difficoltà.
Davanti alla porta c'è Anuarite, madre di tre bambini all'età scolare, e chiede aiuto.
L'ascolto per un minuto e poi la rimando alla parrocchia di appartenenza e alla Caritas...
Le rifiuto qualsiasi aiuto, poichè non conosco la sua situazione di povertà, e mi allontano..
Dopo mezz'ora, mi arriva una lettera, con 10 dollari nell'interno.
Per lo stupore, sono costretto a curiosare e a leggere il messaggio:
"Caro padre, da tanto tempo non ti vedo. Che notizie hai?...
So che sei esigente. Come vedi ho solo questi dieci dollari, per pagare la scuola dei miei figli. Me ne mancano ancora 15. Sono nell'impossibilità...
Supplico il tuo spirito di misericordia per venirmi in aiuto.
Ti sarò riconoscente per sempre. Che Dio vi benedica! Tua figlia in Cristo, Anuarite".
Vado ad incontrarla.
Le dico: "Sei astuta! Ora io mi tengo i tuoi soldi e... tu sei fregata".
"Non rischio nulla. - Mi risponde - So che sei buono e che non mi ruberai ".
Le rimetto la busta con l'aggiunta di quello che le mancava.
"Sei furba davvero!"- Le ripeto.
"Perchè tu mi vorresti stupida?" - mi ribatte.
Mi sorride con una smorfia maliziosa, nasconde nel seno la lettera con il suo contenuto, in fretta si alza e se ne va, compiaciuta e vittoriosa.
Giuseppe D.

Bukavu, 18 settembre 2009
[continua]

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CONNESSIONE

Inserita il 25 Novembre 2008
Stato di connessione
La connessione all'internet qui a Kinshasa va come vuole. Ci sono dei giorni in cui è il collegamento è zero. Con due clic apro la finestra dello "stato di connessione alla rete" e trovo: pacchetti inviati 9360 e ricevuti 100. Non posso comunicare, inviare messaggi e tanto meno usare lo skype... Appare l'annuncio: "I messaggi non sono stati inviati"- "Impossibile visualizzare la pagina Web" - "Lo skype non riesce a stabilire una connessione al server" -
Tutto è bloccato. [continua]

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Sotto un unico sole

Inserita il 13 Settembre 2008
Il quartiere
- A 15 km dall'aeroporto di Kinshasa, lasciando la strada che porta al centro e tenendo la destra, si entra nella strada chiamata "Poids lourds" (mezzi pesanti), che costeggia, a una certa distanza il fiume Congo, il secondo fiume più lungo dell'Africa (4700 km).
Negli anni passati la parte destra di questa strada era palude, non abitata, ma da qualche tempo si è trasformata in un grande quartiere, chiamato Kingabwa. Qui i saveriani, dal 2003, sono animatori della nuova parrocchia S. Bernardo e hanno stabilito la sede del loro noviziato per il continente verde. [continua]

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“ALLA BARCA SPUNTANO LE ALI!”

Inserita il 9 Agosto 2008
I giorni di viaggio sono tre, esattamente quelli che nella bibbia segnano il tempo necessario per un distacco e un cambiamento.
Parto da Bukavu Mercoledì 30 luglio, con il battello che va a Goma. Cinque ore di viaggio per risalire verso nord, i 100 km del lago Kivu. Non godo, come altre volte, la visione splendida delle isole verdi "sorgenti dalle acque", lo specchio d'acqua di colore turchino e il sole splendente. Il cielo è oscuro e l'orizzonte è annebbiato. In più, cosa strana in questa stagione secca, all'arrivo a Goma trovo la pioggia.
[continua]

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