Care amiche e amici della missione,
rieccomi a voi per raccontarvi un altro po' di missione in Camerun.
La settimana scorsa è finalmente arrivata la scadenza della iscrizioni alla catechesi, e finalmente il numero è tondo 1850 catecumeni, 900 al primo anno e i rimanenti al secondo e terzo anno.
Al mercoledì ho una classe di circa 40 adulti, al sabato 45 giovani e 5 adulti. Siccome parlare della bibbia e della dottrina della chiesa cattolica non basta, con la classe del sabato abbiamo deciso di fare lavoro comunitario nella corte della parrocchia il sabato mattina. E' il tentativo di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti e donati. Nella classe del sabato, abbiamo perfino cambiato la disposizione dei banchi, siamo in cerchio, per dare il senso della partecipazione comunitaria e che non è solo il catechista ad avere la verità, ma ciascuno porta il suo contributo. Il problema maggiore con i giovani è il ritardo mentre gli adulti sono molto puntuali.
Sono di ritorno da una trasferta a Yaounde lungo la settimana, dove tutti i missionari saveriani si sono incontrati per festeggiare l'anniversario della morte del loro fondatore Guido Maria Conforti, e un piccolo viaggio domenicale a Buea (ai piedi del monte Camerun) per assistere alla professione perpetua di una suora di clausura italiana di nome Teresa.
A Yaounde è stato un grande ritorno, nel senso che mi ha dato la possibilità di salutare tanti amici e amiche conosciuti nell'anno 2007-2008 durante lo studio della lingua.
Rivedere i confratelli che studiano la teologia e gli altri che lavorano nelle altre missioni è stato bello. Un momento di famiglia, di ritrovo, chiedersi come stai? come procedi? come va la missione? Giovedì 5 novembre, due confratelli (un messicano e un congolese) hanno fatto la loro professione perpetua, io assieme a Romeo e ad altri 10 fratelli abbiamo rinnovato il nostro impegno per un altro anno. Personalmente spero sia l'ultima volta, nel senso che se tutto va bene, il prossimo 5 novembre sarà il mio turno per l'impegno definitivo. [continua]
Care amici e amiche della missione,
ecco una sorpresa per me e per voi.
Uno dei due grandi protagonisti del viaggio dei miei genitori in Camerun ci presta la sua voce e ci apre il cuore sul vissuto della sua esperienza. E' una lettera un po' lunga, ma l'arte con cui è scritta permette di leggere velocemente. Aggiungo solo un saluto e un grazie al babbo. Carlo. p.s.: se volete rispondergli, reagire: c.salvadori2005@libero.it
Cari amici e amiche di Carlo,
sono suo papà ed oggi, dopo il viaggio fatto a Duala, anch'io voglio inserirmi in questo "miniforum" organizzato per seguire l'avventura missionaria di Carlo. Non parlerò delle forti emozioni suscitate dall'incontro, ma piuttosto fare alcune considerazioni sull'Africa (almeno quella che abbiamo visto) e sul significato di missione Cristiana in questo continente.
Ciò che ti impressiona all'arrivo all'aeroporto di Duala (sono le 20 e 30 ed è già buio all'equatore) è il caos e l'afa irrespirabile. Centinaia di neri e bianchi, sudati fradici, in attesa dei bagagli che non arrivano mai. Per fortuna che abbiamo avuto il fraterno aiuto di Jesus di Romeo e Pascal che, penetrati tra le maglie dei doganieri, dietro lauto compenso ci hanno prelevato con tutti i bagagli per farci uscire, dopo più di un'ora, da quel piccolo inferno. Un'altra ora per uscire dal parcheggio ( i guardiani chiudono alcuni cancelli per allungare i tempi di parcheggio ed esigere più alti compensi) per poi entrare in una grande strada, scarsamente illuminata ed ancora ravvivata dal brulichio di migliaia di persone ancora intente agli ultimi poveri affari della loro giornata fatta quasi esclusivamente di mercato. In Camerun non si attraversa nè città nè sperduto villaggio in cui migliaia di fatiscenti bancarelle non espongano le loro merci. Per strada, qui alla periferia della metropoli si vende e si fa tutto dalle prime ore del mattino fino a notte inoltrata, fino cioè a quando sei riuscito a vendere l'ultimo pesce fritto o l'ultimo filone dì pane.
Dopo una decina di chilometri svolta a destra per Boko, il sobborgo acquitrinoso, fatto di baracche di legno ed anche in muratura in cui è situata la missione in cui Carlo lavora. Per raggiungerla bisogna fare attenzione a tenere le ruote del fuoristrada (una Jimny della Suzuky) tra le sponde dei ruscelletti longitudinali scavati dalle piogge sulla strada, oppure (dopo l'inserimento delle 4 ruote motrici) guadare un piccolo fosso trasversale profondo circa un metro. Arriviamo alla missione accolti dal bel sorriso di padre Sergio, padre Paolino era già con noi fin dall'aeroporto. Immaginate le mie sensazioni di ex dirigente industriale abituato alle 4/5 stelle delle più grandi metropoli del mondo, incaricato fra l'altro di provvedere non all'igiene ma alla sterilità dei prodotti alimentari dell'azienda di appartenenza. Dopo una accogliente cena (anche se ormai a tarda ora) mi corico nella nostra cameretta, immerso in mille sensazioni ed in mille considerazioni. La prima è questa: sento ribrezzo per un luogo identico a quello che ha scelto il mio Signore Gesù per nascere. (Prima crisi). La seconda è quest'altra: ho difficoltà ad abbracciare questi "fratelli neri" sudati e dimessi, io francescano secolare, figlio spirituale di colui che abbracciò con autentico amore divino il lebbroso.
Mi chiedo dove sia e di che qualità il mio cristianesimo. Recito l'atto di dolore e mi addormento fra il gracidare sonoro di un coro assordante formato da migliaia di rospi e anfibi vari.
Ciò che è invece bellissimo in Africa è l'incontro con la gente. Gente bella, gentilissima che ti sa accogliere come un fratello, ti senti di essere l'onore della loro povera casa. Con loro diventi subito amico, si fidano di te (anche perchè conoscono Carlo) sono felici che tu sia venuto dall'Italia per incontrali e conoscerli. La domenica i vestiti sono sgargianti, le formose spose sfoggiano i loro copricapo svolazzanti, le nuvole di bambini dagli occhi di cerbiatto le circondano e ti circondano d'ogni dove. L'Africa è il paese che sa fare festa, che sa godere dell'incontro con gli altri, che sa condividere anche quel poco che ha, che dà ancora un valore alla vita nascente. Come non ricordare l'orgoglio di maman Phylomene nel mostrare il terzo bimbo, nato da appena un mese, unto e bisunto per circa 20 minuti con un denso olio di palmisto per salvaguardare l'integrità della pelle e specialmente delle parti più delicate. Quale contrasto con il disordine che regnava in casa! Anche qui attenzione alla vita e quasi nessuna attenzione ai luoghi ed agli oggetti!
Ma l'Africa è anche quella dei missionari, di coloro che lasciano tutto per seguire, davvero, non a parole, Cristo povero e sofferente. I Saveriani in circa 30 anni di presenza a Duala hanno fondato 8 parrocchie di cui 7 sono già passate in gestione alla diocesi locale. L'ottava è quella dove opera anche Carlo, dove alla prima messa dei giorni feriali (sono le 7) si radunano almeno 50-60 persone per le lodi in francese e per una messa con tanto di omelia e canti in lingua locale e in francese. Alla fine della messa sei atteso, con discrezione, fuori dalla porta come l'ospite da incontrare per sapere quali sensazioni ha suscitato l'incontro con la loro terra così lontana e diversa dalla tua. Ora la comunità di Boko è quasi pronta per vivere e diffondere in autonomia il vangelo, le 4 messe domenicali registrano sempre il tutto esaurito (con numerose panche al di fuori della grande chiesa), le 4 corali (una per ogni messa) si preparano settimanalmente con 2 prove e riempiono di calore e partecipazione indicibile le rispettive celebrazioni, i lettori, in impeccabili e variopinte divise, dopo prolungate riunioni settimanali annunciano la Parola, gli "steward", anch'essi in divisa accolgono i fedeli e ne ordinano i movimenti. Le celebrazioni sono vissute da questa moltitudine come la più grande festa, poveri sì ma senza sguardi di mestizia: il canto ed il ballo, parte integrante della loro preghiera, danno un colore particolare ai loro sorrisi, alla speranza di un'Africa migliore. Si l'Africa dopo l'arrivo di ogni missionario è migliore. Conosce Cristo che, con i tempi della storia, sta cambiando la loro vita, il loro paese e illumina la loro cultura. Vicino alla missione sta sorgendo una nuova grandissima scuola, finanziata da una generosa famiglia italiana che ha capito che il futuro del Camerun passa attraverso la conoscenza di Gesù e attraverso l'istruzione della gente. Alla distanza di pochi chilometri, nella foresta, dove già le ruspe aprono nuove strade per raggiungere più lontani villaggi, fra alberi secolari, anche al di là del placido fiume rigonfio di acque, i Saveriani hanno già acquistato il terreno per una nuova missione, magari raggiungibile con una vecchia piroga, là dove ancora il nome del Nazareno non è conosciuto. Che cosa sia l'Africa ed il Camerun non lo so dire, non lo possono esprimere queste poche righe, ciò di cui sono sicuro è che essere missionari in Africa vuol dire credere nell'Africa, credere che vivendo con gli africani sia possibile dare vita ad un paese nuovo, un paese capace di più fraternità, più pacifico, più colto, più produttivo, più giusto. Io so che può sembrare utopia, solo un sogno, ma anche sono certo che Dio sta usando queste persone per instaurare il suo regno e so anche che quanto più sentiremo nostra questa impresa tanto prima questi obiettivi saranno raggiunti.
Cari amici,
come state?
Anche se sono in Africa, le brutte notizie arrivano. Sono triste a causa della morte di una carissima amica di nome Marcella, che per me era anche madre. Infatti durante la mia infanzia mi ha accompagnato per diverso tempo all'allenamento in via dei mercati assieme al figlio Marco. Vi chiedo un preghiera per lei e per i suoi due figli e il marito.
Io sto bene, continuo il mio impegno missionario cercando di raggiungere i malati della parrocchia per pregare con loro e portare il corpo di Cristo. L'obbiettivo è di individuare le persone e creare un gruppo di persone che possano garantire il servizio della comunione settimanale.
Per ciò che riguarda i ricordi della visita dei miei genitori, eravamo nei preparativi di viaggio per Baffoussam. Il 22 luglio siamo partiti assieme alla mamma di un confratello (Romèo) per raggiungere l'ovest del Camerun, là dove il clima è mite e la terra fertile. Abbiamo trascorso 8 giorni nella comunità saveriana di Nefa-Bamenzi. Ad accoglierci c'erano Gianni, Adriano e Renzo. E' stata una esperienza comunitaria molto bella, la mamma si è sbizzarrita nel prepararci la cucina italiana e parmigiana. Abbiamo limato i salami e spuntato i formaggi accompagnando la torta fritta, la pizza e la pasta alla chitarra. Tra i migliori ricordi il viaggio al villaggio Bamengiù, casa natale di maman Bernadette, la mamma di Romèo. Siamo entrati alla chefferie (residenza del capo) e una delle 25 mogli ci ha accolto, maman Cecile. Abbiamo visitato il museo, poi sotto la pioggia abbiamo raggiunto la capanna della mamma per prendere un pranzo frugale. Mentre facevamo la preghiera, mi sono interrotto dicendo "adesso c'è da ridere" infatti due secondi dopo mia mamma è scappata dalla capanna urlando come una matta. Ha visto un grosso topo abitante della zona. Tutto il villaggio è uscito dalle capanne per vedere quale stregoneria o malore aveva colpito l'ospite europea, ma l'allarme è rientrato quando tutti gli abitanti della nostra capanna sono usciti a consolare mamma Teresa dicendole che l'animale che ha visto è un maialino d'India e non un topo. Comunque la mamma non ha più voluto entrare nella capanna e si è fatta servire fuori.
Il giorno successivo è stata la volta di Fumban, un villaggio a nord di Baffoussam dove c'è un sultano. Quel giorno era un giorno speciale, il compleanno di mia madre, per l'occasione siamo stati invitati al ristorante dove ci hanno servito un pollo, riso e patatine fritte. Siamo stati molto contenti, soprattutto mio padre che ha fatto molte foto ai ragazzini che per pagarsi i quaderni di scuola fanno il piccolo commercio con bignè, uova sode, vendita di spazzole, spazzolini, spazzoloni...(potrete veder le foto).
Il grande desiderio del papà era fare qualche giorno di mare. Abbiamo scelto per l'occasione Limbe, un posto molto rinomato sia per i bei siti turistici, sia per essere uno dei luoghi più piovosi al mondo. Siamo arrivati al mercoledì e al giovedì eravamo già in strada per raggiungere Douala. La pioggia ci ha cacciato ma non ci ha impedito di conoscere la comunità cristiana anglofona. Ci troviamo infatti nel Camerun anglofono al limite con il Nigeria. Siamo stati molto contenti nel partecipare alla messa feriale del giovedì mattina, ci ha colpito la grande affluenza e la compostezza della gente (bambini compresi). Abbiamo fatto amicizia con un seminarista, Jude, Giuda in italiano.
Al ritorno a Douala è stato il turno della buona cucina italiana/parmigiana nella mia comunità. La nostra cuoca, maman Claudine ha potuto approfittare di 1 settimana di scuola della maestra Teresa. Da quel giorno la cucina ha fatto un salto di qualità. Se sono ingrassato 3 kili è anche merito di mia madre.
Cari amici, oltre a pregare per Marcella, voglio che abbiate nel cuore, maman Carine, maman Eveline, papà Andrè, che hanno molti pensieri riguardo la scolarità dei loro bambini, maman Alvine che anziana si trova nei problemi per l'assistenza. Nella prossima lettera vi presenterò una di queste persone, segno che c'è sempre una grande differenza tra il primo e il terzo mondo. Questa non è una categoria geografica, perchè anche in Italia, l'8 per cento delle famiglie è nella povertà. Ma volevo approfittare di dire grazie a voi, tutti coloro che hanno inviato tramite i genitori, chi dei palloni da calcio, chi le magliette sportive, chi un pezzo di grana, chi un salame, chi 5 euro. Sappiate che abbiamo goduto di tutti i vostri regali e avete fatto contenti sia i missionari sia coloro con cui lavoriamo, preghiamo, lottiamo.
Un saluto, vi invio l'indirizzo internet per vedere le foto del viaggio dei miei genitori. http://picasaweb.google.it/carlo.salvadori.saveriani/NuovaCartella#
le foto del cantiere parrocchiale:
http://picasaweb.google.com/carlo.salvadori.saveriani/ChantierPicasa#
eccomi di nuovo a voi, dopo tre magnifiche settimane in compagnia dei miei genitori. Penso possiate immaginare la gioia di ritrovarsi in missione dopo due anni di separazione. Ma come nelle grandi amicizie, il peso dei giorni non si è fatto sentire tanta era l'emozione di riabbracciarsi all'aeroporto di Douala.
Una gioia condivisa dai confratelli missionari e della gente della parrocchia di Boko che alla fine della permanenza dei genitori hanno loro augurato di tornare presto.
Quanti incontri, volti, strette di mano, regali, abbracci, canti, danze, feste hanno caratterizzato questi giorni. Quanti pensieri, hanno suscitato nei cuori di Claudio e Teresa e quanto amore si è scambiato tra noi, trai confratelli e tra la gente.
Durante la nostra prima permanenza a Douala, abbiamo potuto conoscere le due comunità saveriane, una in cui siamo inseriti in una parrocchia alla periferia della città, l'altra in cui ci si dedica all'animazione missionaria. Abbiamo conosciuto Sergio, Paulino, Giovanni, Romeo, Bruno, Armando e abbiamo visto l'opera dei missionari saveriani in 25 anni di permanenza a Douala. Bruno e Giovanni ci hanno portato sul luogo, le parrocchie di Maria Regina e del Sacro Cuore (costruite da Bruno) e quella della santa Famiglia, in cui attualmente ci sono altri preti che conducono le comunità cristiane. Abbiamo inoltre visitato il lebbrosario della Dibamba in cui sono presenti delle suore di origine spagnola e la casa di accoglienza delle suore di Madre Teresa. Gli orfanotrofi del Deido e quello di papà David nel quartiere vicino al nostro.
Tra i ricordi che porto con me di queste visite, c'è sicuramente l'immagine di Romeo e di suor Mariaelena con in braccio un bambino e nel fondo della stanza una mamma che cambia il pannolino ad un terzo. Al Deido ci sono circa 37 bambini di cui nove piccoli. Mariaelena e Gislaine assieme alla loro equipe pensano alla loro crescita, educazione, salute...Tutti i bimbi vanno a scuola e hanno una possibilità di vivere e di essere amati.
La casa della misericordia è l'orfanotrofio messo in piedi da un camerunese, un papà del quartiere che ai tempi fece il commerciante, poi convertito dalla madonna durante un pellegrinnaggio a Lourdes decise di vendere tutto e di dare la vita ai poveri. Iniziò l'orfanotrofio a casa sua e attualmente ha costruito una palazzina per accogliere più di 30 bambini dai 0 ai 16 anni. Mentre le suore hanno alle spalle la loro congregazione, papà David vive delle piccole offerte della gente del quartiere. Anche lui manda a scuola tutti i bimbi e lotta per dare a tutti da mangiare. L'immagine che ricordo del suo orfanotrofio è il volto di Eric, Matteo, Paolo e Adelaide, sono quattro bambini con gravi problemi mentali. Inoltre non posso dimenticare Ema, una piccola di 2 anni che durante una mattinata di gioco nella nostra comunità di animazione è restata in braccio a mia mamma per due ore e guai a qualsiasi altro bambino che volesse montare sulla gamba libera di mia madre.
Inoltre la visita agli ammalati che abbiamo fatto i compagnia dei miei. Forse più di tutto mio padre si ricorderà delle buche che hanno messo a dura prova la sua schiena, ma sicuramente non potrà dimenticare il sorriso di Clarence e la serenità di questa ragazza duramente provata da una poliomielite che la costringe sulla seggiola a rotelle e attualmente all'ospedale a causa di una frattura al femore che da due mesi la costringe a letto. Ecco la bella testimonianza di Clarence: "vi ringrazio molto di essermi venuti a trovare, io così piccola qui a letto, voi così grandi che venite dall'Italia". Una testimonianza di fede di una ragazza che ha accettato la sua malattia e che partecipa attivamente alla vita della comunità cristiana.
Cari amici, in conclusione di questa prima parte del racconto voglio comunicarvi ciò che ha significato per me questo incontro - esperienza di 20 giorni di missione con i miei. La mia missione la concepisco sempre come una comunione con la mia famiglia. Soprattutto nei momenti difficili mi chiedo: "in questo caso cosa farebbe mio padre, mia madre?" ebbene, se ho trovato il coraggio di lasciare l'Italia per venirmi a immergere nella società camerunese e condividere con essa il vangelo è perchè in fondo in fondo sono pieno dell'amore che i miei genitori e fratelli (sorelle) mi hanno dato fin dall'infanzia. Per questo per loro è stato relativamente facile inserirsi in questo tessuto, perchè anche loro sono missionari per vocazione.
Voglio raccontarvi la più grande testimonianza che hanno dato alla nostra gente. La testimonianza degli sposati, papà e mamma vanivano alla messa quotidiana assieme, si sedevano vicini, e ciò che ha colpito di più i giovani della parrocchia è che al momento dello scambio di pace, si abbracciavano e baciavano.
Penso che la missione sia questo, essere ciò che si è. Essere fieri della propria vocazione e non aver paura di testimoniare che Dio è amore, anche e soprattutto per gli orfani e gli ammalati.
Lettera ai miei genitori
Cari papà e mamma,
Il 12 luglio al vostro arrivo all'areoporto di Douala mi troverete assieme a Romeo e qualche altro confratello e vi abbraccerò a nome di tutta l'africa, in particolare tutte le donne e uomini del Camerun e del Ciad che ho conosciuto in questi due anni. Chi vi accoglierà sarà un popolo molto caloroso e ospitale, desideroso di conoscervi e di donarvi il meglio di sè. Perciò è importante che vi prepariate per questo incontro. A questo fine vi scrivo questa lettera.
Ciò che dovete portare è prima di tutto voi stessi, il vostro essere parmigiani, italiani, cattolici, e genitori. Porterete con voi la famiglia che siete, la gente qui infatti vi chiamerà papà e mamma, come io vi chiamo. Forse qualche bambino vedendo i vostri capelli bianchi vi chiamerà anche nonno e nonna. Non dimenticate perciò qualche foto (video) dei vostri figli e dei vostri nipoti. Per noi è un onore avere tanta progenitura. Non dimenticate certo il formaggio e qualche salame.Per farlo uscire dall'areoporto troveremo la maniera.
Ecco cosa lasciare; l'idea che l'africa è povera, che ci sono molti poveri che muoiono di fame, che c'è la guerra e il sottosviluppo. [continua]
pe paolo sx
come va amici?
in italia già si respira aria di vacanza???
vi spero animati missionariamente
qui sentiamo il bisogno del vostro appoggio: è importante sentirsi in co...
p paolo brasil carissimi amici come state?
vi invio un saluto dal brasile:
fra non molto una gruppettino di giovani verranno a condividere una esperienza missionaria proprio qui dove mi trovo...